In Italia non sono ancora pienamente sfruttati i vantaggi dei servizi Cloud per l’ archiviazione dei dati

Mentre in Europa gli accessi ai servizi cloud avvengono quotidianamente da più dispositivi mobili, nel nostro Paese avvengono per la maggior parte da computer fissi, e non vengono sfruttate pienamente le numerose potenzialità delle memorie in rete.

I motivi?
Non sembrano legati alla diffidenza per la privacy o la sicurezza dei propri dati

Facciamo un passo indietro e ripensiamo all’ evoluzione dei driver per la memorizzazione e l’archiviazione dei dati.

Primo tra tutti floppy disk, che dalla sua nascita (fine anni ’60) fino agli ultimi anni Novanta è stato il dispositivo di memoria più utilizzato e in continuo sviluppo per diventare sempre più piccolo e capiente.
Successivamente c’è stato l’avvento del CD-ROM, che ha ‘sostituito’ il floppy, fornendo spazi di memoria più ampi. Poi è arrivata la chiavetta USB… Piccola, ancora più capiente e flessibile perchè permette di inserire, cancellare e memorizzare nuovamente nuovi dati, esattamente come gli hard disk (esterni e interni).

Oggi, con l’avvento del Cloud i supporti fisici per la conservazione dei nostri dati saranno destinati al tramonto?


Se le abitudini degli utenti si evolveranno a pari passo con l’evoluzione delle tecnologie Cloud ci sarà sicuramente un declino nell’ utilizzo di dispositivi di memoria fissi.

Il Cloud: nuovi spazi per la conservazione dei dati


Il cloud non è altro che una sorta di hard disk virtuale in cui si possono depositare documenti, foto e file vari, per poterli aprire e consultare da qualsiasi dispositivo connesso a internet, senza barriere geografiche o temporali, e senza ‘tragici’ inconvenienti dovuti a furti, smarrimenti o rotture dei dispositivi analogici.

Questa è la direzione in cui la tecnologia sta evolvendo… Ma a questa evoluzione non corrisponde un pari cambiamento delle abitudini degli Italiani. Almeno per ora.

Un’ indagine realizzata dalla Microsoft tramite MSN in tutta Europa ci rivela alcuni dati cruciali per capire le differenze di utilizzo dei dispositivi mobile per accedere ai propri dati alloggiati su Cloud.

In particolare:

- l’83% degli italiani usa i servizi cloud prevalentemente dal computer fisso di casa (percentuale superiore a quella media di altri Paesi europei, che accedono ai dati su Cloud da dispositivi mobile)

- Soltanto un italiano su tre, inoltre, usa almeno due dispositivi al giorno per utilizzare servizi Cloud

- 16% dichiara di utilizzare il pc portatile prima di quello fisso

- il 19% utilizza smartphone

- l’8% utilizza tablet

Tali differenze sottolineano come nel nostro Paese le potenzialità del Cloud non siano ancora sfruttate.

Lo scarso utilizzo di dispositivi mobile sembra non dipendere da scetticismi relativi alla sicurezza o alla privacy dei propri dati.

- il 14% degli italiani intervistati dichiara di temere che l’azienda a cui si affidano i dati possa spiarne il contenuto, a fronte del 46% dei tedeschi che invece dichiarano di avere questo timore.

- 27% degli italiani dice di temere che le proprie credenziali d’accesso possano essere rubate, ma questo timore è più forte tra gli ungheresi (44%) e i finlandesi (40%).

La questione sembra più legata quindi alla scarsa diffusione di smartphone e mobile e ad una scarsa conoscenza delle opportunità e dei vantaggi che offrono le nuove tecnologie cloud.

Fonte originale: mytech.panorama.it